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UN LONG DIMANCHE DE FIANÇAILLES (Una lunga domenica di passioni)

Soggetto: dal romanzo di Sébastien Japrisot. Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant. Dialoghi: Guillaume Laurant. Fotografia (col., 35mm.): Bruno Delbonnel. Effetti visivi digitali: Alain Carsoux. Effetti speciali: Les Versaillais. Musica: Angelo Badalamenti. Suono: Jean Umansky. Scenografia: Aline Bonetto. Costumi: Madeline Fontaine. Montaggio: Hervé Schneid. Interpreti: Audrey Tautou (Mathilde), Gaspard Ulliel (Manech), Dominique Pinon (Sylvain), Chantal Neuwirth (Bénédicte), André Dussollier (Pierre-Marie Rouvières), Ticky Holgado (Germain Pire), Marion Cotillard (Tina Lombardi), Dominique Bettenfeld (Ange Bassignano), Jodie Foster (Elodie Gordes), Jean-Pierre Darroussin (Benjamin Gordes), Clovis Cornillac (Benoît Notre-Dame), Jean-Pierre Becker (il tenente Esperanza), Denis Lavant (Six-Sous), Jérôme Kircher (Bastoche), Albert Dupontel (Célestin Poux), Jean-Paul Rouve (il postino), Elina Löwensohn (la donna tedesca), Julie Depardieu (Véronique Passavant), Michel Vuillermoz (L'il Louis), Urbain Cancelier (il parroco), Maud Rayer (la signora Desrochelles), Tchéky Karyo (il capitano Favourier), Jean-Claude Dreyfus (il comandante Lavrouye), Philippe Duquesne (Favart), Bouli Lanners (Chardolot), Stéphane Butet (Philippot), François Levantal (Thouvenel), Florence Thomassin (voce narrante). Produttori: Bill Gerber, Jean-Marc Deschamps, Jean-Lou Monthieux, Jean-Pierre Jeunet, Francis Boespflug. Produzione: Tapioca Films / Warner Bros. France / 2003 Prod. / TF1 Films / Canal Plus / CNC. Distribuzione italiana: Warner Bros. (2005). Origine: Francia / USA, 2004. Durata: 133'. 

Nomination agli Oscar 2005 per la miglior fotografia e la miglior scenografia; Premi César 2005 per la miglior attrice non protagonista (Marion Cotillard), il miglior giovane attore (Gaspard Ulliel), la miglior fotografia, la miglior scenografia e i migliori costumi; European Film Award 2005 per la miglior scenografia; Prix Lumière 2005 per il miglior regista. 

Il 6 gennaio 1917, cinque soldati francesi sono stati condannati a morte per auto-mutilazione e vengono condotti a Bingo Crépuscule, una zona della trincea che si trova proprio di fronte alla prima linea tedesca. Gli uomini, nottetempo, vengono gettati nella terra di nessuno tra le due trincee. Abbandonati a se stessi, senza cibo né acqua, finiranno per essere uccisi dal nemico. Tra i condannati c'è anche il diciannovenne Manech, un ragazzo bretone fidanzato con la poliomielitica Mathilde, che attende a casa il suo ritorno. La ragazza, che ha perso i genitori in un tragico incidente quando era molto piccola, vive con gli zii Sylvain e Bénédicte. Tre anni dopo, Mathilde – che non ha più avuto notizie dell'amato -, convinta che sia ancora vivo, si mette sulle sue tracce. Un giorno riceve la lettera di un commilitone di Manech, che le racconta i dettagli della condanna e le consegna una scatola contenente gli oggetti e i messaggi che i cinque militari avevano pensato di lasciare ai loro cari. Mathilde ritiene che, per la sua indagine, sia utile rintracciare Célestin Poux, uno dei soldati presenti a Bingo Crépuscule, e Tina Lombardi, la fidanzata di Ange Bassignano, uno dei condannati. La giovane si reca dunque a Parigi e si rivolge ad un investigatore privato, Germain Pire. Questi va in Corsica, dove vivevano Bassignano e la Lombardi, ma scopre che la ragazza – che si prostituiva per mantenersi – ha lasciato l'isola. Tina, in effetti, è giunta sul continente e ha deciso di vendicare la morte del suo uomo. A questo scopo, uccide sia il comandante Lavrouye, che aveva firmato la condanna, che il soldato Thouvenel, il commilitone che aveva sparato a Bassignano quando questi, disperato, aveva tentato di consegnarsi ai tedeschi. Mathilde si fa accompagnare negli archivi militari dall'avvocato Rouvières, un amico di famiglia che amministra l'eredità lasciatale dai genitori. La giovane riesce a rubare alcuni documenti segreti che le saranno utili per ricostruire i fatti. Un giorno Mathilde riceve una lettera di Véronique Passavant, la moglie di Bastoche, un altro dei condannati. La donna ha incontrato Tina Lombardi e ha appreso che Bastoche era stato visto lasciare Bingo Crépuscule insieme ad un altro compagno, forse Manech. Mentre Pire sta cercando di rintracciare Poux, Mathilde incontra a Parigi Elodie Gordes, la moglie del miglior amico di Bastoche. Elodie rifiuta di parlare a Mathilde in pubblico ma le scrive una lunga lettera in cui le spiega come sia il marito che Bastoche siano effettivamente morti in guerra. Nel frattempo, è stato localizzato il cimitero in cui sono stati sepolti i cinque soldati. Davati alla lapide di Manech, Mathilde piange ma non si convince che il suo fidanzato sia davvero morto. Finalmente Célestin Poux viene ritrovato. Questi si reca a casa di Mathilde e le racconta la sua versione dei fatti. Poux è certo della morte di tre dei cinque e ricorda anche che Manech era stato ferito da una mitragliatrice aerea. L'uomo, però, non ne ha mai visto il cadavere. Mathilde apprende dai giornali che Tina Lombardi è stata arrestata e condannata alla ghigliottina per i suoi crimini. Le due donne si incontrano in carcere. Tina spiega a Mathilde che il presidente Poincaré aveva graziato i cinque soldati ma che la sua lettera era stata occultata dal comandante Lavrouye: per questa ragione lo ha ucciso. Grazie a questo e ad altri indizi, Mathilde si rende conto che Benoît Notre-Dame, uno dei cinque, è ancora vivo e si nasconde in una remota fattoria nel sud della Francia. La ragazza riesce, dopo una lunga ricerca, ad incontrarlo. Notre-Dame le racconta di essere sopravvissuto grazie alla presenza di una botola nel terreno. Al termine dello scontro finale tra francesi e tedeschi, era riemerso e aveva raccolto anche Manech, ferito gravemente. I due avevano rubato le piastrine di altri commilitoni deceduti, in modo da non poter essere riconosciuti. L'uomo, però, ha perso le tracce di Manech, che aveva lasciato in un ospedale militare poi bombardato. Pire, che ha seguito una nuova pista, ha però localizzato Manech. Si trova in un ospedale pshichiatrico poiché ha perduto la memoria. Mathilde, finalmente, lo va a trovare e i due si sorridono.

«I diritti americani del libro erano di proprietà della Warner Brothers ma si trattava di un romanzo francese scritto da Sébastien Japrisot. Ero in contatto con la Warner e feci subito presente che il progetto mi interessava, a patto che mi consentissero di buttar via la sceneggiatura che avevano già fatto preparare e me ne lasciassero scrivere una mia. Mi dissero che andava bene. Poi pretesi di girare tutto il film in Francia e anche in quel caso non si opposero. Alla fine chiesi anche di avere l'ultima parola sul montaggio e accettarono. Non era mai successa una cosa del genere. Abbiamo realizzato un film francese al cento per cento, l'abbiamo girato tutto in Francia con attori e troupe francesi ma con la forza del cinema americano. Il budget era enorme e Warner ha distribuito il film in tutto il mondo». 

«Trovare lo sceneggiatore giusto con cui lavorare è molto importante. Guillaume Laurant, quando collabora con me, si occupa essenzialmente dei dialoghi. Io non so scriverli e nemmeno mi piace. Quando ascolto dei dialoghi scritti da me, è come se ascoltassi la mia voce alla segreteria telefonica: è una sensazione molto fastidiosa. Con Guillaume è tutto molto più facile. Dal momento che i miei film tendono ad essere ambientati in epoche indefinite, con una dimensione poetica molto forte, lui ha la capacità di inserire nel film questi aspetti inusuali, una sorta di gusto alla Jacques Prévert, che è sempre stato un mio punto di riferimento importante. Aver incontrato Laurant è stato decisivo per la mia carriera ed è accaduto per caso, una pura coincidenza. A me piacciono le coincidenze e Amélie ne è la prova. Adoro anche Paul Auster, che scrive storie di questo tipo: sento che prima o poi lavoreremo insieme. A ben vedere, però, forse non è stata una coincidenza: la vita unisce le persone e forse io e Guillaume eravamo destinati ad incontrarci. Adesso per me è impossibile pensare di lavorare ai dialoghi con qualcun altro: io e lui siamo in perfetta sintonia. Quando guardiamo la televisione insieme, a volte ci guardiamo e non abbiamo nemmeno più bisogno di fare battute: comunichiamo in silenzio». 

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