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LA CITÉ DES ENFANTS PERDUS (La città perduta)

Direzione artistica: Marc Caro. Soggetto e sceneggiatura: Gilles Adrien, Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro. Dialoghi: Gilles Adrien. Fotografia (col., 35mm.): Darius Khondji, Michel Amathieu. Effetti visivi digitali: Pitof, Duboi. Effetti speciali: Jean-Baptiste Bonetto, Yves Domenjoud, Olivier Gleyze, Jean-Cristophe Spadaccini. Musica: Angelo Badalamenti. Suono: Pierre Excoffier, Gérard Hardy. Scenografia: Jean Rabasse. Costumi: Jean-Paul Gaultier. Montaggio: Hervé Schneid. Interpreti: Ron Perlman (One), Daniel Emilfork (Krank), Judith Vittet (Briciola), Dominique Pinon (il clone/il palombaro), Jean-Claude Dreyfus (Marcello), Geneviève Brunet (gemella Piovra), Odile Mallet (gemella Piovra), Mireille Mossé (la signorina Bismuth), Serge Merlin (Gabriel Marie, il capo dei Ciclopi), Joseph Lucien (Denrée), Ticky Holgado (l'acrobata), Mapi Galán (Lune, la prostituta), Briac Barthélémy (Bottle), Pierre-Quentin Faesch (Pipo), Léo Rubion (Jeannot), Alexis Pivot (Tadpole), Thierry Gibault (Brutus), Rufus (Peeler), Marc Caro (Ange-Joseph), Jean-Louis Trintignant (la voce di Irvin). Produttore: Claudie Ossard. Produzione: Constellation / Lumière / Victoires Prod. / Studio Canal / CNC / France 3 Cinéma / Elias Querejeta Prod. / TVE / Tele München. Distribuzione italiana: 01 Distribution (1998). Origine: Francia / Germania / Spagna, 1995. Durata: 112'. 

Film d'apertura al Festival di Cannes 1995. Premio César 1996 per la miglior scenografia. 

Krank, un uomo concepito da uno scienziato con l'ambizione di creare l'essere più intelligente del mondo, invecchia prematuramente poiché non riesce a sognare. Aiutato dai suoi cloni, concepiti in provetta e dunque tutti uguali, rapisce i bambini della città portuale, antistante alla piattaforma marina in cui vive, per poterne rubare i sogni e trovare la cura alla sua malattia prima di morire. Il problema con i bambini che rapisce è che fanno sempre e solo incubi perché hanno tutti paura di lui. Una sera, in città, si esibisce il forzuto One, un marinaio che ha perso il lavoro ed è costretto a dare spettacolo di sé per le strade. One ha come compagno un piccolo orfano, Denrée, in cui si è imbattuto casualmente. I Ciclopi, assoldati da Krank per rapire i bambini, catturano Denrée e lo conducono al loro rifugio. One, nel disperato tentativo di ritrovare il 'fratellino', entra a far parte di una banda di piccoli rapinatori orfani costretti a rubare dalle perfide sorelle siamesi soprannominate 'la Piovra'. One fa così la conoscenza di Briciola, che decide di scappare con lui tenendo per sé la refurtiva che avrebbe invece dovuto consegnare alla Piovra. One e Briciola penetrano nel quartier generale dei Ciclopi e scoprono che Denrée è uno dei prigionieri. I Ciclopi, però, li catturano e li condannano a morte. La Piovra, intenzionata a recuperare i gioielli che Briciola ha ancora con sé, chiede a Marcello, un ammaestratore di pulci e altri insetti, di intervenire. Questi salva soltanto One, mentre Briciola cade in mare. Un palombaro, che in realtà è lo scienziato che aveva creato Krank e che adesso ha perso la memoria, porta Briciola nel proprio nascondiglio sottomarino. La ragazzina torna poi in città e sorprende One, ubriaco, in compagnia di una prostituta. One si riprende e passa la notte in un magazzino con Briciola. Il palombaro, nel frattempo, riacquista la memoria e decide di recarsi sulla piattaforma per distruggere tutto ciò che aveva creato. Krank, intanto, sceglie Denrée per l'ennesimo tentativo di sognare e l'esperimento è prossimo ad iniziare. One e Briciola progettano di raggiungere la piattaforma ma devono prima trovare la mappa delle mine che infestano le acque. Quando, finalmente, stanno per partire a bordo di una barchetta, la Piovra interviene e cerca di uccidere entrambi. Grazie all'aiuto di Marcello, i due se la cavano e la Piovra muore. Giunti sulla piattaforma, One e Briciola scoprono che anche il palombaro si è unito all'impresa. Localizzato Denrée, Briciola entra nel suo sogno e causa la morte di Krank. One, Briciola, il piccolo Denrée e i cloni lasciano il laboratorio pochi istanti prima che il palombaro lo faccia esplodere.

«L'estrema complessità tecnica del film mi ha costretto a girare il minor numero di ciak possibili. Dovevamo illuminare un set immenso e la compagnia di assicurazioni ci aveva imposto regole molto rigide: erano pronti a sostituirmi in qualsiasi momento se le cose si fossero messe male. Per molti anni, quando ripensavo al film, mi venivano in mente solo questi punti deboli. Ultimamente, però, ne ho riconosciuto i pregi e penso che le pesanti critiche che mi furono rivolte al festival di Cannes fossero ingiustificate. Non ce l'ho con i critici, perché credo che mi abbiano sempre trattato piuttosto bene, ma non si può negare che il film inizialmente fu accolto malissimo. I film sono impressionati per l'eternità sulla pellicola e oggi esistono anche in dvd: in quanto tali, però, non esistono. Ci sono tanti film quanti sono i loro spettatori e tanti film quante sono le volte che ciascuno spettatore li rivede. Jean-Jacques Zilbermann ha visto il film tre volte e ogni volta ne ha avuto un'impressione diversa. Quando un critico, ma anche un comune spettatore, dichiara che il film è brutto, dovrebbe avere la saggezza di pensare che, se lo rivedrà due anni dopo, magari gli piacerà o comunque lo vedrà sotto una diversa luce». 

«Dominique Pinon è il mio attore-feticcio, non soltanto per la sua faccia buffa. È un attore molto tecnico e, a seconda del ruolo che interpreta, è sempre diverso, una qualità assai rara tra gli attori. Senza voler offendere nessuno, devo dire che molti attori francesi sono in grado di interpretare soltanto personaggi che siano simili a loro, a quello che sono nella vita reale. Pinon è un attore di raro talento, mi fa pensare ai grandi del dopoguerra, Jouvet, Carette, Michel Simon, Saturnin Fabre». 

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