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L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL (Micmacs à tire-larigot)

Soggetto e sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant. Dialoghi: Guillaume Laurant. Fotografia (col., 35mm.): Tetsuo Nagata. Effetti visivi digitali: Alain Carsoux. Effetti speciali: Les Versaillais. Musica: Raphaël Beau. Suono: Jean Umansky. Scenografia: Aline Bonetto. Costumi: Madeline Fontaine. Montaggio: Hervé Schneid. Interpreti: Dany Boon (Bazil), André Dussollier (Nicolas Thibault de Fenouillet), Nicolas Marié (François Marconi), Jean-Pierre Marielle (Placard), Julie Ferrier (Môme Caoutchouc, la contorsionista), Omar Sy (Remington), Dominique Pinon (Fracasse, l'uomo proiettile), Yolande Moreau (Tambouille), Michel Cremades (Petit Pierre), Marie-Julie Baup (Calculette), Patrick Paroux (Gerbaud), Stéphane Butet (Matéo), Philippe Girard (Gravier), Jean-Pierre Becker (Libarski), Eric Naggar (Georges), Urbain Cancelier (il guardiano notturno), Doudou Masta (il capo dei ribelli africani), Rachel Berger (la spogliarellista). Produttori: Frédéric Brillion, Gilles Legrand, Jean-Pierre Jeunet. Produzione: Tapioca Films / Warner Bros. France / Epithète Films / France 2 Cinéma / France 3 Cinéma. Distribuzione italiana: Eagle (2011). Origine: Francia / USA, 2009. Durata: 105'.

Presentato in anteprima mondiale al Festival di Toronto 2009

Sahara Occidentale, aprile 1979. Un soldato francese, intento a rilevare le mine sul terreno desertico, salta in aria tentando di disinnescarne una e muore sul colpo. L'esercito ne notifica la scomparsa alla moglie che, subito dopo il funerale, viene ricoverata in un istituto psichiatrico. Il figlio Bazil viene rinchiuso in collegio religioso, dal quale presto riesce a fuggire. Trent'anni dopo, Bazil è a Parigi e lavora come commesso in una videoteca. Una sera, mentre sta guardando Il grande sonno di Howard Hawks, che conosce a memoria, sente degli spari all'esterno ed esce per controllare che cosa stia accadendo. Una pallottola vagante lo colpisce in fronte e viene immediatamente portato in sala operatoria. Dopo un lungo intervento, i medici gli salvano la vita ma non riescono ad estrarre il proiettile. Dopo mesi, Bazil viene dimesso e torna a casa ma scopre di essere stato sfrattato e che i vicini gli hanno rubato tutto ciò che possedeva. Si reca allora alla videoteca: qui il proprietario gli presenta la nuova commessa e gli comunica di non aver più bisogno di lui. La nuova arrivata lo prende da parte e gli consegna un bossolo che il suo fidanzato ha trovato conficcato nel pneumatico della sua moto. Bazil capisce che il giovane era coinvolto nella sparatoria ma il suo odio si concentra sull'industria che fabbrica le pallottole. Dopo aver passato qualche tempo in strada, vivendo di elemosina, incontra Placard, un ex-galeotto, che lo conduce in una grande discarica. In una sorta di rifugio all'interno dell'area, vive e lavora una comunità di curiosi personaggi che, per una ragione o per l'altra, sono stati emarginati dalla società. Tra loro figurano la contorsionista Môme Caoutchouc, l'ex-uomo proiettile Fracasse, la giovane Calculette (capace di qualsiasi tipo di calcolo), Remington (un nero che non si separa mai dalla sua macchina da scrivere) e l'anziano Petit Pierre. La comunità ha individuato in Tambouille, un'abilissima cuoca, il suo leader ed è lei a organizzare il lavoro di tutti. La loro attività consiste nel recuperare gli oggetti che vengono buttati e nel rimetterli in vendita dopo essere stati riparati. Bazil si unisce a loro e va in giro per la città in cerca di questo genere di rifiuti. Una mattina passa per caso in un quartiere dove hanno sede due grandi società che producono armi: una è quella che ha fabbricato il proiettile che lo ha colpito, l'altra è quella che ha prodotto la mina a causa della quale è morto suo padre. Bazil cerca di incontrare Nicolas Thibault de Fenouillet, il proprietario dell'industria di proiettili, ma viene cacciato in malo modo. Riesce però ad introdursi in un ricevimento dell'altra industria, a capo della quale è François Marconi. Bazil lo segue fino a casa e riesce ad ascoltare una sua conversazione telefonica: l'uomo fissa un appuntamento con i rappresentanti di un ribelle africano che si prepara ad un colpo di stato. Con l'aiuto dei suoi nuovi amici, l'uomo riesce a far arrestare gli africani e – con un complesso stratagemma – mette Marconi e De Fenouillet l'uno contro l'altro. Una sera gli amici di Bazil riescono a dare alle fiamme la collezione d'auto d'epoca di Marconi. Questi dà la colpa al rivale e medita vendetta. Con un piano simile, Môme Caoutchouc ruba a De Fenouillet la sua preziosa raccolta di reliquie di personaggi famosi. Tra i due industriali scoppia una guerra senza quartiere. Marconi fa esplodere la fabbrica del suo nemico e questi, per vendicarsi, gli entra in casa intenzionato ad ucciderlo. I due, però, sorprendono Bazil e capiscono che è tutta opera sua. Il giovane viene sequestrato ma, dopo pochi minuti, è liberato dai suoi compagni, che riescono a catturare sia Marconi che De Fenouillet. I due vengono condotti in una zona desertica che loro credono essere l'Africa: in realtà si tratta di un'abile messinscena. Minacciati dai sedicenti ribelli sahariani (che in realtà sono sempre Bazil e i suoi), Marconi e De Fenouillet confessano le loro attività illegali, dichiarando di aver venduto armi un po' ovunque nonostante gli embarghi. La loro confessione viene filmata e diffusa attraverso YouTube. A questo punto per loro è la rovina e non potranno far altro che attendere i processi che verranno intentati nei loro confronti.

«Il soggetto è nato mettendo insieme tre spunti diversi: volevo parlare dei mercanti d'armi, mettere insieme un gruppo di personaggi bizzarri simili ai Sette Nani di Biancaneve o ai giocattoli di Toy Story ed esprimere un desiderio di vendetta. Amo molto C'era una volta il West, che riesce a combinare bene questi tre elementi. Inoltre mi piace il modo in cui i film della Disney e della Pixar sanno costruire ogni sequenza sulla base di un'idea diversa e originale. Io e Guillaume Laurant abbiamo aperto una scatola immaginaria e ci abbiamo messo dentro migliaia di appunti e di immagini. Una volta riempita la scatola, ci siamo messi a scrivere, lui i dialoghi e io le parti più visive. Via mail ci siamo scambiati il risultato del nostro lavoro e io ho parzialmente riscritto il suo».

«Per realizzare il film ho fatto ricerche molto precise nel mondo dei mercanti d'armi. In Belgio ho realizzato anche un intervista con un industriale che fabbrica frecce che possono perforare la corazza dei carri armati. Sviluppano un calore enorme e, nel giro di un secondo, l'interno del mezzo prende fuoco. Ho incontrato gente molto interessante, che ha una grande passione per la tecnologia. Quando facevo loro notare che le loro armi erano costruite per uccidere delle persone, mi rispondevano che loro stanno dalla parte giusta, che lavorano per il Ministero della Difesa, non per quello dell'Attacco. Sono degli ipocriti e sanno perfettamente di esserlo».

«Inizialmente il protagonista doveva essere Jamel Debbouze. Gli avevo promesso di scrivere un film per lui e l'ho fatto. Ho inserito la sua disabilità nella sceneggiatura e, nella prima sequenza, lo facevo saltare su una mina. Lui era felicissimo ma, due mesi prima delle riprese, mi ha detto che, per ragioni personali, non aveva più voglia di lavorare e, in effetti, non ha più fatto nulla negli ultimi tempi. Così mi sono rivolto a Dany Boon, un attore che avevo in testa da un po'. Gli ho fatto leggere la sceneggiatura ma lui, sulle prime, ha rifiutato perché si era reso conto che era stata scritta pensando a Jamel. A quel punto mi è venuta un'idea geniale: gli ho detto che, in effetti, lui non poteva essere all'altezza di Jamel ma gli ho anche proposto di fare qualche prova con me, non avendo nulla da perdere, solo per divertimento. La sera stessa mi ha telefonato comunicandomi che avrebbe accettato la parte».

«I film non li fai per il pubblico; li fai per te stesso. Li fai per il tuo piacere. Fai il film che vorresti andare a vedere ma che non esiste finché non sei tu a farlo. Se lo fai con sincerità e al meglio delle tue possibilità, allora è possibile che al pubblico piaccia. Spesso dico che fare i film è come cucinare. Prepari un piatto aggiungendo un pizzico di questo e una manciata di quello, assaggiando di tanto in tanto per capire se manchi qualcosa. Quando è pronto, lo condividi col pubblico invitandolo ad assaggiare. Questo è il mio modo di fare cinema».

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