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Sympathy for the Rolling. Tributo ai Rolling Stones

Sono stati i jeans e il rock’n’roll a buttare giù la cortina di ferro. Non sono state tutte le atomiche o la diplomazia o quelle stronzate che dicono. Quello che l’ha veramente tirata giù è questa musica. Non la puoi fermare. È la cosa più sovversiva che esista.
Keith Richards
Londra, inizio anni Sessanta. Hanno meno di vent’anni e vengono da ambienti differenti; ad accomunarli, una intricata rete di gradi di separazione che portano a un fortunato incontro e la passione divorante per la musica. Mick, Keith, Brian, Ian, e Dick amano il rock’n’roll, il blues e il rhythm’n’blues, senza disdegnare lo skiffle jazz. Suonano saltuariamente in formazioni diverse e una prima volta col nome di Rollin’ Stones (in omaggio a Muddy Waters per volere di Brian Jones), ma il debutto ufficiale dei Rolling Stones - Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Dick Taylor, Mick Ivory e Ian Stewart - data 12 luglio 1962. Da allora le Pietre Rotolanti non si sono mai fermate, firmando oltre 50 album, esibendosi in tutto il mondo in tour faraonici o improvvisati, diventando icone culturali per almeno tre generazioni di spettatori e conquistandosi sul palco a caro prezzo il titolo di «The greatest rock’n’roll band in the world».
 
Il resto è storia, mito, leggenda: un sound nuovo che attinge linfa vitale dalla musica nera facendo ballare le due sponde dell’Oceano Atlantico e innescando contaminazioni infinite; la contrapposizione ai più rassicuranti Beatles; la sensualità di Jagger (Truman Capote lo definì «una parodia a metà tra una majorette e Fred Astaire»); la rivalità mai sedata tra Jagger e Richards per la leadership della band; il modo provocatorio e gigionesco di suonare nei concerti; la droga, le donne, gli scandali, le risse, una vita sempre oltre il limite fino alla morte, mai del tutto chiarita, del mercuriale Jones nel 1969; il mancato scioglimento negli anni Ottanta e il ritorno con rinnovata energia; il via vai di musicisti (nel corso degli anni Bill Wyman, Mick Taylor, Dick Taylor, Mick Avory, Tony Chapman, Ian Stewart) fino alla attuale formazione che comprende gli eterni Jagger e Richards affiancati da Ron Wood, Charlie Watts, Darryl Jones. I Rolling Stones sono stati nel corso di quarant’anni tutto questo e molto di più: un modo di vivere e sentire il rock, di “essere rock”, di incarnare fino in fondo l’intensità, la velocità, la trasgressione e la furia del genere musicale che ha cambiato il mondo, la volontà di rimanere fedeli a se stessi pur tra mille contraddizioni, di essere davvero un capitolo imprescindibile nella storia dello spettacolo del Novecento.
 
Sottodiciotto , attento a valorizzare il profondo legame che i giovani intrattengono con la musica che amano, dedica quest’anno un programma ai Rolling Stones, che da sempre incarnano la passione per la musica tout court. Tra i titoli proposti particolare attenzione merita la presentazione della pellicola inedita in Italia Stoned (di Stephen Woolley), ovvero la “storia mai raccontata” di Brian Jones. Sottodiciotto celebra la band con una serata condotta da Paolo Ferrari, nel corso della quale verranno proiettati filmati che esploreranno alcune fasi fondamentali del loro rapporto con il cinema. Parteciperanno all’incontro il critico musicale Eddy Cilìa, lo storico della musica e musicista Franco Fabbri, il regista Alberto Signetto e Paolo “Chinaski” Pavanello dei Linea 77.
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