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Personale di Garri Bardin

Maestro del cinema d’animazione

Quando ho cominciato a fare cinema d’animazione mi sono sentito come un bambino che entra per la prima volta in un negozio di giocattoli... Inizialmente è stato il gioco ad affascinarmi: inventare un mondo inesistente, popolarlo di personaggi immaginari, esiste forse un’occupazione più appassionante? In questo mondo, oltretutto, gli eroi si apprestano a vivere avventure che assomigliano stranamente alla nostra vita... Dopo le esperienze con le marionette non ho voluto far ritorno ai disegni animati; ad attirarmi non erano le marionette tradizionali ma piuttosto i volumi. Qualche tempo dopo ho avuto l’idea di lavorare con la plastilina. In precedenza, film “in plastilina” erano stati realizzati da Alexandr Tatarskij per la Televisione Sovietica utilizzando uno spazio bidimensionale; noi abbiamo voluto utilizzarne uno tridimensionale. Inoltre, desideravamo combinare le possibilità offerte dai film con marionette e disegni animati in modo che le nostre bambole di plastilina “funzionassero” seguendo le leggi dei film d’animazione, che fossero quindi in grado di modificarsi, di cambiare forma per poi riprendere il proprio aspetto iniziale. Problemi di cui nessuno conosceva la soluzione...

Garri Bardin

Campione magistrale dell’animazione russa, Garri Bardin ha creato con la Čuča uno dei più bei personaggi cinematografici degli ultimi dieci anni. Assemblata sotto gli occhi dello spettatore grazie al talento di un bambino lasciato solo, Čuča condivide con qualche altra “bambola filmica” come la Maria di Lang o la Madeleine di Hitchcock uno statuto d’eroina emblematico.

Thierry Méranger

Per descrivere il lavoro dell’animatore, Garri Bardin usa una metafora illuminante: «Il compito di un animatore è quello di essere un bambino professionista... tutto nasce dalla sua infanzia». Talentuoso, irriverente, pronto al gioco e all’invenzione, capace di sorprendere lo spettatore invitandolo al contempo a riflettere, il cineasta russo è da sempre uno sperimentatore di tecniche e soluzioni visive con le quali porta in scena la realtà contemporanea. Tic, manie, contraddizioni, paradossi, gioie e dolori della vita moderna vengono trasfigurati da un’animazione che letteralmente “prende corpo” grazie a materiali poveri o di riciclo: le creature inventate da Bardin per i propri cortometraggi vivono magicamente sullo schermo, muovendosi con grazia lieve e coreografie degne dei grandi musical del passato anche quando il contesto è drammatico e il messaggio trasmesso di notevole profondità.

Pressoché sconosciuto in Italia, dove sono stati proiettati solo un paio di titoli in alcuni festival, è un autore considerato a livello internazionale tra i grandi maestri dell’animazione degli ultimi decenni e il successo ottenuto dal suo personaggio più famoso, l’esuberante Čuča, tata “magica” protagonista di tre film, non ha fatto che consolidarne la reputazione.

Sottodiciotto propone al proprio pubblico la più ampia personale finora dedicata in Italia al regista russo, ospite del Festival in un incontro esclusivo condotto da Chiara Magri, coordinatrice didattica del Centro Sperimentale di Cinematografia - Dipartimento Animazione di Chieri.

Garri_BardinBiofilmografia
Garri Bardin (Orenburg, Russia, 1941), noto a livello internazionale come Garry Bardin o Garri Bardine, frequenta i corsi di teatro alla Scuola V.I. Nemirovič-Dančenko, presso il Teatro d’Arte Accademico di Mosca Maxim Gorkij, prima di unirsi alla troupe del Teatro Nicolaj Gogol’. In seguito, su invito di Sergej Obrascov, diventa regista e sceneggiatore del Teatro Nazionale delle Marionette. Nel 1975 entra a far parte del Sojuzmul’tfil’m di Mosca, il più grande studio sovietico di cinema d’animazione, presso il quale realizza una quindicina cortometraggi in quindici anni: Dostat’ do neba (Toccare il cielo, 1975), Konservnaja banka (Il barattolo di conserva,1976), Priključenija Chomy (Le avventure di Choma, 1978), Pif-paf, ohi-ohi-ohi! (id., 1980), Dorožnaja skazka (Racconto di viaggio, 1981), Prežde my byli pticami (Una volta eravamo uccelli, 1982), Konflikt (Conflitto, 1983), Tjap Ljap, maljary! (Tjap e Ljap, gli imbianchini! , 1984), Brek (Break , 1985), Banket (Il banchetto, 1986), Brak (Il matrimonio, 1987), Vykrutasy (Fioriture, 1987), Seryi Volk end Krasnaja Šapočka (Il Lupo Grigio e Cappuccetto Rosso, 1990). Dopo essersi dedicato all’animazione tradizionale sperimenta nuove tecniche utilizzando la plastilina, i fiammiferi, pezzi di spago e di fil di ferro. Nel 1988 si aggiudica la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il cortometraggio Vykrutasy e due anni dopo abbandona la Sojuzmul’tfil’m per fondare, nel 1991, lo Stayer Studio, dedicandosi alla produzione di spot pubblicitari e cortometraggi a stretto contatto con i propri collaboratori più fedeli: Kot v Sapogach (Il gatto con gli stivali, 1995), Čuča ( id., 1997), Adažio (Adagio , 2000), Čuča 2 ( id., 2001), Čuča 3 ( id., 2005).

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