Accesso rapido:




 

Il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet

La storia di tutti i miei film è sempre la stessa:    
è la favola di Pollicino, quella di un bambino che lotta contro gli orchi    
e salva se stesso e i suoi fratelli grazie alla propria immaginazione.   
Jean-Pierre Jeunet   
   
Dedicata a Jean-Pierre Jeunet, la retrospettiva organizzata da Sottodiciotto Filmfestival e dal Museo Nazionale del Cinema, in collaborazione con il Service Culturel de l’Ambassade de France en Italie - Délégation Culturelle de Turin, propone per la prima volta in Italia l’opera completa del regista francese, dai cortometraggi d’esordio al recente L’esplosivo piano di Bazil (Micmacs à tire-larigot) in anteprima nazionale al Festival venerdì 10 dicembre alla presenza dell’autore.Distribuito da Eagle Pictures nelle sale dal 17 dicembre, interpretato da Dany Boon (reduce dal successo di Giù al Nord, in qualità di regista e protagonista, e del parallelo Benvenuti al Sud, dove compare in un cameo), il film affronta il tema drammatico del traffico d’armi contemporaneo collocandosi “a metà tra il cartoon e la slapstick”, secondo la definizione dello stesso autore e a ulteriore conferma della predilezione per le atmosfere surreali, grottesche, visionarie che sono da sempre un tratto distintivo della sua opera.    
Costruita sul campo da autodidatta nell’arco di una carriera ormai ultratrentennale, la filmografia di Jeunet ripercorsa dalla retrospettiva – che si avvale delle splendide copie dei film conservate nell’archivio personale del regista e messe a disposizione per l’occasione – risulta notevole più sul piano qualitativo che su quello quantitativo. Indicato (con Luc Besson) come l’artefice di una svolta del cinema francese nella direzione di una spettacolarità in grado di conquistare il pubblico internazionale, Jeunet è oggi il regista più affermato al di fuori dei confini del proprio Paese. Cineasta che ha sempre faticato a farsi riconoscere come autore, in realtà ha definito nel tempo un inconfondibile stile personale, nutrito di suggestioni eterogenee – dalla pittura, alla grafica, ai fumetti, ai videoclip, al cinema stesso, specie al modello dell’amato Sergio Leone – trasformando il suo dirompente immaginario in un efficace strumento di comunicazione non rivolto soltanto alla ristretta schiera dei cinefili.    
Non a caso il percorso artistico di Jeunet, iniziato con spot pubblicitari e videoclip, trova il suo punto di svolta nell’incontro con il disegnatore Marc Caro, assieme al quale il regista crea alcuni irresistibili cortometraggi d’animazione e dal vero, nonché i lungometraggi d’esordio, il bizzarro e post-apocalittico Delicatessen, e Lacittà dei bambini perduti, favola nera mai distribuita nelle sale italiane, nonostante il grande successo e la derivazione di un videogioco. L’originalità linguistica e narrativa dei primi lavori suscita immediata attenzione da parte del pubblico e della critica, consentendo al regista di sbarcare Oltreoceano, dove il suo interesse per le innovazioni nell’ambito della tecnica audiovisiva, alimentato da un budget più significativo, si traduce nel quarto film della saga Alien: Alien.La clonazione. Ormai cessato fin dall’esperienza americana il sodalizio con Marc Caro, Jeunet si orienta verso una dimensione più personale e romantica, raggiungendo una fase cruciale della propria carriera con Il fantastico mondo di Amélie, il film francese che ha conseguito i maggiori incassi all’estero e costituisce in assoluto uno dei migliori esiti al botteghino tra le pellicole non statunitensi,e il successivo Una lunga domenica di passioni. Con i due film, che consacrano a nuova icona l’attrice Audrey Tautou, si definiscono ulteriormente aspetti ricorrenti nei personaggi di Jeunet, quali la loro coinvolgente ricerca identitaria e l’infanzia in inevitabile prolungamento – nel bene e nel male, come componente ludica, ma anche tragica – nelle loro vite adulte: elementi che ritornano anche nel nuovo Micmacs e avvalorano la scelta dell’XI edizione di Sottodiciotto (dedicata al tema dell’identità) di approfondire la conoscenza del regista e dell’anima intrinsecamente “giovane” della sua opera.   
La retrospettiva “Il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet” è corredata dalla prima monografia europea dedicata al regista, pubblicata dalle Edizioni Cineforum e curata da Stefano Boni e Massimo Quaglia, che ospita contributi di Gianni Volpi, Grazia Paganelli, Mariolina Diana, Massimo Rota, Giona A. Nazzaro, Simone Arcagni, Leonardo Lardieri.   
   
   
   
Stampa questa pagina (Il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet).Segnala questa pagina (Il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet).Segnala un errore in questa pagina (Il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet).