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C’era una volta il Muro. Giovani sguardi inquieti prima dell’89

9 novembre 1989: presso il Muro di Berlino, per i tedeschi occidentali semplicemente «Die Mauer» (il muro), si raccolgono migliaia di persone desiderose di mettere in pratica da subito le nuove disposizioni della Repubblica Democratica Tedesca in materia di visite all’estero, annunciate solo poche ore prima. La folla è incredula, festosa, agguerrita, baldanzosa e piena di speranza. In tanti salgono sul muro, in tanti lo prendono a picconate. Si brinda, si canta, si urla di gioia. Quello che per oltre venticinque anni è stato “il” simbolo della Cortina di ferro viene “abbattuto” a livello più che altro simbolico: a eliminarlo fisicamente penseranno, nei mesi successivi, le ruspe. È, a tutti gli effetti, la fine di un’epoca.
Oggi: uno dei pochi tratti di Muro a essere sopravvissuti è «la più grande galleria d’arte a cielo aperto del mondo», la celeberrima East Side Gallery, che raccoglie murales realizzati da artisti provenienti da più di cento Paesi e invita ad abolire divisioni, gabbie e incomprensioni grazie alla creatività.
Per celebrare il ventesimo anniversario dell’evento, Sottodiciottoe Goethe-Institut Turin offrono agli spettatori del Festival quattro lungometraggi - tre dei quali realizzati nella Repubblica Democratica Tedesca - che rendono possibile esplorare la condizione infantile e giovanile in una Germania divisa che non esiste più ma che ha lasciato segni profondi nella cultura, nell’arte, nella storia dell’ultimo mezzo secolo.
In doppia proiezione, una per le Scuole Secondarie di II grado e una per la cittadinanza, l’appassionante opera prima Wie Feuer und Flamme, tratta da una sceneggiatura dell’attrice Natja Brunckhorst, celebre per la trasposizione cinematografica di Christiane - F. Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, ricostruisce a vent’anni di distanza la Berlino di inizio anni Ottanta, spaccata in due dal Muro e percorsa da una creatività sotterranea quanto effervescente, vitale, dolcemente naïve nel gridare a squarciagola il proprio desiderio di libertà, la propria fame di vita e di giovinezza.
È invece girato realmente negli anni Ottanta Sabine Kleist, sieben jahre, piccolo classico da riscoprire che conduce per mano il pubblico in sala in un viaggio di esplorazione “ad altezza di bambina” delle strade berlinesi e di un passato sconosciuto alle giovani generazioni ma indelebile nella memoria di quanti hanno assistito in prima persona a cambiamenti in grado di sconvolgere profondamente il volto geopolitico dell’Europa.
Sieben Sommersprossen permette invece di gustare una breve tappa balneare, sfondo ideale per la scoperta del primo amore di due ragazzi e, forse, di un modo più personale di vivere e di sognare, lontano dalle regole e dalle convinzioni imposte dall’alto.
Il programma non sarebbe stato completo senza Berlin - Ecke Schönhauser, realizzato prima della costruzione del Muro, indiscusso cult moviegenerazionale più volte definito il “Gioventù bruciata della DDR”.

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