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LE BUNKER DE LA DERNIČRE RAFALE

Co-regia: Marc Caro. Soggetto e sceneggiatura: Gilles Adrien, Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet. Fotografia (b/n e col., 35mm.): Bruno Delbonnel. Effetti speciali: Spot. Musica ed effetti sonori: Parazite. Scenografia e costumi: Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet. Montaggio: Jean-Pierre Jeunet. Interpreti: Jean-Marie de Busscher, Marc Caro, Patrice Succi, Gilles Adrien, Spot, Vincent Ferniot, Thierry Fournier, Zorin, Eric Caro, Jean-Pierre Jeunet, Bruno Richard, Hervé di Rosa. Produzione: Zootrope / TF1. Origine: Francia, 1981. Durata: 26’.

In un momento storico non precisato, un gruppo di soldati č rinchiuso in un bunker ed č in perenne stato di allarme a causa della minacciosa presenza di un nemico che, perň, non si č ancora visto. L’atmosfera č tesa ed opprimente, al punto che molti militari sono ormai prossimi alla follia. Si conducono anche strani esperimenti sugli uomini di cui non si comprende il significato. Il comandante, costretto su una sedia a rotelle, spia costantemente i suoi uomini grazie alle telecamere di sorveglianza. Ad un certo punto, il sistema di gestione computerizzata del bunker segnala la presenza di un oggetto non identificato. In seguito a questo oscuro accadimento, si verificano alcune esplosioni all’interno del bunker e alcuni soldati restano feriti. Quattro militari – due dei quali a bordo di un carro armato – escono all’esterno per perlustrare l’area circostante. Nel frattempo, il comandante viene colpito da uno dei suoi soldati, che č poi ucciso da un ufficiale. Il comandante viene rinchiuso in una cella criogenica. I militari, intanto, cominciano ad assalirsi tra loro e la situazione č sempre piů fuori controllo. Il cortometraggio č senza dialoghi.

«Il regista Jean-Jacques Zilbermann ci č stato di grandissimo aiuto sin dall’inizio. Quando noleggiammo il suo cinema per far vedere Le bunker de la derničre rafale – un film piuttosto curioso, che č un po’ come una botta in testa – lui rise per tutto il tempo della proiezione. Benché non fosse una commedia, le sue risate mi rassicurarono. Mi fece capire che c’erano degli spettatori in grado di apprezzarne l’umorismo decisamente non convenzionale. Jean-Jacques č oggi un caro amico e ci sosteniamo a vicenda nei momenti difficili».

 
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