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LE FABULEUX DESTIN D'AMÉLIE POULAIN (Il favoloso mondo di Amélie)

Soggetto e sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant. Fotografia (col., 35mm.): Bruno Delbonnel. Effetti visivi: Alain Carsoux, Duboi. Effetti speciali: Yves Demenjoud, Les Versaillais. Musica: Yann Tiersen. Suono: Jean Umansky. Scenografia: Aline Bonetto. Costumi: Madeline Fontaine. Montaggio: Hervé Schneid. Interpreti: Audrey Tautou (Amélie Poulain), Mathieu Kassovitz (Nino Quincampoix), Rufus (Raphaël Poulain), Lorella Cravotta (Amandine Poulain), Serge Merlin (Raymond Dufayel), Jamel Debbouze (Lucien), Clotilde Mollet (Gina), Claire Maurier (Suzanne), Isabelle Nanty (Georgette), Dominique Pinon (Joseph), Artus de Penguern (Hipolito), Yolande Moreau (Madeleine Wallace), Urbain Cancelier (Collignon, il droghiere), Maurice Bénichou (Dominique Bretodeau), Michel Robin (il signor Collignon), Andrée Damant (la signora Collignon), Claude Perron (Eva), Armelle (Philomène), Ticky Holgado (l'uomo nella foto), André Dussolier (voce narrante). Produttore: Claudie Ossard. Produzione: Tapioca Films / UGC Images / Victoires Prod. / France 3 Cinéma / MMC Independent / Sofinergie 5 / Filmstiftung / Canal Plus. Distribuzione italiana: Bim. Origine: Francia / Germania, 2001. Durata: 129'.

Primo premio al Festival di Karlovy Vary 2001; Premio del pubblico al Festival di Toronto 2001; European Film Award 2001 per il miglior film, il miglior regista e la miglior fotografia; Premio del pubblico al Festival di Edimburgo 2001; Nomination agli Oscar 2002 per la miglior sceneggiatura originale, la miglior fotografia, la miglior scenografia, il miglior suono e per il miglior film straniero; Premi BAFTA 2002 per la miglior sceneggiatura originale e per la miglior scenografia; Premi César 2002 per il miglior film, il miglior regista, la miglior musica e la miglior scenografia; Premio Goya 2002 per il miglior film europeo; Prix Lumière 2002 per il miglior film, la miglior sceneggiatura e la miglior attrice (Audrey Tautou).

Amélie Poulain nasce nel 1973 in una cittadina di provincia. Il padre, Raphaël, è medico presso le terme di Enghien, ha un carattere chiuso e non riesce ad essere affettuoso con la figlia; la madre, Amandine, è un'insegnante isterica e apprensiva, che muore in seguito ad un bizzarro incidente quando Amélie è ancora piccola. Cresciuta dal padre, col quale ha un rapporto di minima intesa, la bambina non vede l'ora di diventare maggiorenne per trasferirsi a Parigi. Nel 1997 Amélie è finalmente nella capitale e lavora a Montmartre presso il caffè della signora Suzanne. Il 30 agosto di quell'anno, il giorno della morte di Lady Diana, Amélie trova, dietro ad una piastrella del bagno, una vecchia scatoletta piena di giocattoli e ricordi. La giovane decide di rintracciare il vecchio inquilino dell'appartamento per restituirgliela. Si rivolge così a Madeleine, la portinaia, che la tiene tutta la sera a parlare del defunto marito che, dopo averla amata per molti anni, l'aveva abbandonata per trasferirsi in Argentina con un'altra donna. Amélie scopre che il nome del proprietario della scatola è Dominque Bredoteau. Dopo lunghe ricerche, però, non ne viene a capo. Una sera, sul pianerottolo, incontra il signor Dufayel, un anziano pittore che vive chiuso in casa poiché le sue ossa sono fragilissime. L'uomo le rivela che il cognome corretto dell'uomo che cerca è Bretodeau. Grazie a questo suggerimento, la ragazza rintraccia Bretodeau e, con uno stratagemma, gli fa trovare la scatola. Amélie rimane talmente colpita dalla gioia di Bretodeau che decide, dopo una notte insonne, di dedicare il suo tempo a rimettere a posto le cose che non vanno nelle vite di chi le sta vicino. Con l'aiuto di un'amica hostess, fa credere al padre, il quale dalla morte della moglie è sempre più chiuso in se stesso, che il suo amato nano da giardino stia girando il mondo in vacanza. Alla portinaia che ha perso il marito fa pervenire una lettera, accuratamente creata utilizzando pezzi di lettere originali in un collage, tale da sembrare vera e consegnatale dalla posta come se fosse andata perduta per anni, dando così l'illusione all'anziana signora che prima di morire il marito abbia disperatamente cercato di mettersi in contatto con lei. Organizza inoltre dei pesanti scherzi al droghiere Collignon, che tormenta costantemente il suo garzone, facendogli credere di essere impazzito. Riesce a far innamorare la sua collega Georgette di un geloso e ossessivo frequentatore del bar. Diffonde le frasi dell'amico Hipolito, uno scrittore fallito cliente del caffè, per la città, recitando suoi versi al controllore del treno o scrivendoli su un muro. Un giorno Amélie incontra per caso un ragazzo, Nino Quincampoix, che si mantiene lavorando sia in un luna-park che in un sex-shop. Il giovane ha la passione di raccogliere, in giro per la città, le foto tessera che la gente strappa e butta via. Nino raccoglie tutte queste immagini in un prezioso album. Amélie se ne innamora all'istante ma non ha il coraggio di avvicinarlo. Una mattina, Nino perde il suo album e Amélie lo ritrova. Non osando incontrarlo di persona, Amélie gli riconsegna l'album usando uno stratagemma simile a quello adottato con il signor Bretodeau. Nino, però, è deciso ad incontrare Amélie e fa di tutto per combinare un appuntamento con lei. Nel frattempo la ragazza è anche riuscita a risolvere un mistero che tormentava Nino: la maggior parte delle istantanee da lui raccolte appartenevano allo stesso uomo. Amélie, dopo una lunga ricerca, scopre che l'uomo in questione è un semplice riparatore di macchine per fototessera che, naturalmente, ha l'abitudine di scattare immagini di prova durante il collaudo. Nino e Amélie continuano ad inseguirsi. Alla fine, sollecitata dal signor Dufayel, Amélie prende coraggio e accoglie Nino in casa propria. I due fanno l'amore quella sera stessa e, il 28 settembre 1997, inizia per loro una nuova vita felice.

«Ho iniziato a scrivere il soggetto ben prima di Alien: la clonazione. Sin dall'infanzia avevo iniziato a collezionare appunti e aneddoti che desideravo mettere insieme per raccontare una storia. Quando mi chiamarono per Alien, abbandonai l'idea anche perché non ero ancora riuscito a trovare un modo di dar loro una struttura. Tornato in Francia, mi sono rimesso seriamente al lavoro e mi ci è voluto molto tempo per immaginare la vicenda di questa ragazza che cerca di sistemare le vite degli altri».

«L'anno in cui uscì Il favoloso mondo di Amélie fu incredibile, pieno di sorprese straordinarie. Tutti i giorni arrivavano buone notizie. Io e uno dei produttori continuavamo a sentirci al telefono per segnalarci a vicenda gli articoli sui giornali. Fu un fenomeno davvero eccezionale perché, in fondo, si trattava di un film d'autore con venti minuti di prologo esplicativo letto da una voce fuori campo. In effetti, in un programma televisivo, ho sentito dire che la tecnica narrativa che avevamo usato era proprio il contrario di quella che si dovrebbe impiegare in un film; il giornalista ammetteva che, nonostante ciò, Amélie funzionava alla perfezione. All'uscita del film, ero molto nervoso perché pensavo che quei venti minuti potessero costituire un problema. Invece fu un grande successo sia di critica che di pubblico a livello mondiale. Anche gli addetti ai lavori lo hanno apprezzato: credo che abbia vinto circa cinquanta premi, oltre alle cinque Nomination agli Oscar. È il sogno di tutti i registi: scrivi un piccolo film molto personale e improvvisamente diventa un successo su larga scala».

«Audrey Tautou è stata subito una rivelazione... I migliori momenti di complicità che io abbia mai avuto con un attore o un'attrice sono stati quelli con Audrey. Mi dispiace solo di non conoscere un granché della sua vita perché lei è una persona molto riservata. Ma quando si tratta di lavorare, non ho mai avuto un rapporto di collaborazione migliore».
   
 
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