L’11 settembre, il giorno in cui tutto cambiò. Diritti umani compresi

La tragedia dell’11 settembre 2001 ha dato il via ad una serie di violazioni dei diritti umani. Tutti gli effetti si sono riprodotti a domino. Ecco perché Sottodiciotto ha deciso di ricordare questa tragedia collaborando con Amnesty International, un’associazione apolitica che si occupa della difesa dei diritti umani. Una realtà nata con la speranza di autodistruggersi quando finalmente non ci saranno più diritti violati.

Per ricordare la strage è stato presentato il film 11 settembre 2001, composto da 11 episodi realizzati da altrettanti registi provenienti da tutto il mondo e quindi con culture, mentalità e punti di vista differenti. Nessuno dei corti, della durata simbolica di 11 minuti, 9 secondi e 1 fotogramma, racconta in modo dettagliato quanto è avvenuto né parte da esperienze dirette, tutte le storie sono anzi collegate in modo distante, e talvolta incomprensibile fino alla fine, all’attacco delle Twin Towers. In tre episodi la vicenda è del tutto fuoricampo.

Un film ben riuscito nella sua interezza, che rende perfettamente l’idea e che provoca nello spettatore un senso di angoscia costante. La caduta delle Torri Gemelle e il volto di Bin Laden sono presenti in maniera indelebile nella memoria dell’umanità.

Una vicenda di proporzioni e importanza gigantesca ma, come giustamente denuncia Ken Loach nel suo episodio sul Regno Unito, perché non ricordare allo stesso modo per esempio le vittime dell’11 settembre 1973, anno in cui Pinochet in Cile attuò un colpo di stato contro Salvador Allende dando inizio ad una feroce dittatura?

Alcuni episodi presi singolarmente non sono molto efficaci, altri come quello di Claude Lelouch sulla Francia risultano interessanti e hanno scatenato in sala l’applauso del pubblico. In gran parte del corto l’audio è volutamente assente perché il video narra la vicenda dal “punto di udito” di una sordomuta.

Al termine della proiezione una responsabile di Amnesty International ha raccontato che l’obiettivo dell’associazione, e anche in parte del film, è quello di spronare i giovani a non arrendersi e a combattere per un mondo migliore. “Spesso, dopo questa mia affermazione, c’è qualcuno che alza la mano e chiede: ma noi che cosa possiamo fare? Ebbene, tutti posso fare tanto occupando semplicemente un po’ del tempo a loro disposizione. Amnesty, per esempio, agisce spesso raccogliendo semplici firme da mandare poi ai Capi di stato cui si vogliono chiedere cambiamenti. E’ un qualcosa di molto semplice utile a voi giovani, a noi dell’organizzazione e al mondo”.

Raoul Caprioli e Maria Chiara Girlando

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