Pif, il testimone di una mafia che uccide. E del silenzio che la circonda

“ Io non posso, non voglio, non devo dimenticarlo”. È questo il messaggio di cui si fa portavoce Pif nella puntata Orfani di Mafia tratta da Il Testimone e proiettata in occasione del Fimfestival Sottodiciotto.

La barbarie mafiosa raggiunse il suo culmine in Sicilia tra gli anni Settanta e Novanta, periodo in cui la criminalità organizzata agiva indisturbata. Regnava l’indifferenza della società civile, troppo spesso disinformata, e quella dello Stato, che non aiutava l’informazione. Decidere di prendere posizione contro la mafia significava mettere la firma sulla propria condanna a morte. Alcuni però hanno osato rompere quel muro di omertà.

Il 28 Agosto 1980 moriva Carmelo Jannì. Non era né un magistrato né un poliziotto ma un gestore di un albergo che scelse da che parte stare, quella di chi fa il suo dovere di cittadino.

L’ 11 agosto 1982 moriva Paolo Giaccone. L’eroico medico si oppose alla violenza dei vili killer malavitosi e si rifiutò di modificare una perizia per “salvare” dall’ergastolo un assassino.

L’8 gennaio 1993 moriva Beppe Alfano. La sua attività giornalistica diede fastidio a più di un boss mafioso e per questo fu colpito da tre proiettili mentre era alla guida della sua auto.

Pierfrancesco Diliberto, fedelissimo alla sua telecamera, riprende le testimonianze dei figli della vittime di Cosa Nostra che non hanno avuto spazio sulle prime pagine dei giornali. “Quando vedi tuo padre morto, che cos’è la paura?”. Subito il silenzio squarcia le sirene. In un attimo gli amici fingono di non conoscerti. Dopo anni le domande non trovano risposte. Ancora oggi, andando al bar rischi di incontrare l’assassino di tuo padre che beve il caffè insieme alla sua famiglia. Quella famiglia, tu , non potrai mai più averla al completo. E allora reagisci e ne parli, perché è importante che si conosca la verità.

I ragazzi di Torino hanno avuto modo di confrontarsi con il noto scrittore, autore e presentatore, che ha raccontato come è diventato Pif. Dopo il liceo, anziché iscriversi all’università, ha tentato la fortuna a Londra. Tornato in Italia, quasi seguendo le orme del padre regista, ha iniziato la sua carriera. Oltre che nei panni di una “Iena” lo ricordiamo anche come “il Testimone”. Una serie di documentari in cui descrive la realtà che vede, munito solo di cuffie e telecamera, senza al seguito una troupe televisiva. Ha rivelato che il suo peggior incubo è svegliarsi alle 8 per portare i suoi figli in una scuola intitolata ad Andreotti. Non ha mai nascosto l’antipatia per il politico italiano che fino al 1980 ha tenuto relazioni amichevoli dirette con esponenti mafiosi di spicco.

Pif ha risposto alle domande con quel suo fare divertente che lo contraddistingue e che lo rende amato da tutti o quasi. Il suo carisma lo ha portato lontano. L’agurio è che continui a farlo.

Alessia Bisanzio e Viviana D’angelo

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