A tu per tu con Delphine Gleize: “Nei miei film racconto la vera amicizia”

Delfphine Gleize è una giovane cineasta francese amata dal pubblico per la sua capacità di combinare un linguaggio di narrazione innovativo con l’interesse per il rapporto spesso difficile tra giovani e adulti, le cui abilità sono state apprezzate anche al Festival di Cannes.

Come sceglie le storie dei suoi film?
“Io ho la tendenza a focalizzarmi su due temi a mio parere fondamentali, da cui poi faccio derivare tutto il filone narrativo, che varia di pellicola in pellicola: la malattia e l’amore. La malattia è sempre qualcosa che impedisce di avere una vita normale, è uno dei mali peggiori che affliggono l’essere umano. Alla sofferenza che ne deriva si contrappone l’amore, inteso non nel senso della passione carnale, ma dell’amicizia più profonda e intensa che può legare due persone”.

Perchè i suoi film sono spesso incentrati su amicizie che legano individui di età molto diverse?
Perche si tratta di un’amicizia più vera, che non ha a che fare con la dolcezza, col rapporto carnale. Quindi non vi è un’attrazione fisica che lega chi ne fa parte, ma soltanto un forte legame spirituale. L’amicizia che ne deriva risulta così più sincera, perchè vengono dette le cose nella loro realtà, bella o brutta che sia, anche se spesso ciò può essere doloroso. Lo so per esperienza: il mio migliore amico ha ben ottantatre anni, e io sono più giovane di quarant’anni”.

Cosa l’ha portata a scegliere che malattia affrontare in Il permesso di mezzanotte?
La malattia genetica che affligge il protagonista, impedendogli di esporsi ai raggi del sole, è molto rara: io stessa non ne conoscevo l’esistenza, l’ho scoperta vedendo un filmato qualche anno fa. Mi è sembrato di cogliere un’analogia tra la tanto desiderata esposizione alla luce del giorno che un malato può provare e l’esposizione della pellicola dei film, così ho deciso, a distanza di tempo, di raccontare una storia che collegasse le due tematiche”.

Cosa ne pensa di questo “omaggio” che il Sottodiciotto le ha dedicato, accostandola ad altri registi con più esperienza?
“Sono molto felice di ricevere questo omaggio che Sottodiciotto mi offre dandomi la possibilità di presentare i miei due film, Le permission de minuit (Il permesso di mezzanotte) e L’homme qui revait un enfant (L’uomo che sognava un bambino), e sono molto grata al fatto di averlo ricevuto insieme a dei grandissimi registi, come Alan Parker. E’ bello essere apprezzati e spero vivamente di non deludere le aspettative del pubblico torinese”.

Edoardo Schiesari

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