Il ‘Corpo celeste’ di Alice Rohrwacher è un inno alla veridicità

Una scena di "Corpo celeste"

Alice Rohrwacher debutta alla regia di un lungometraggio dimostrando la propria abilità nel dirigere l’intero cast. Per un film, Corpo celeste, proiettato durante Sottodiciotto giovedì 15 dicembre, interessante per come la veridicità la faccia da padrona in tutte le scene del film, soprattutto per quanto riguarda il degrado ambientale di una regione come la Calabria.

La vita di Marta, la giovane protagonista che sta per ricevere la Cresima, comprende solamente il mondo della parrocchia, in cui emergono personaggi interessanti e quasi buffi (come la catechista Santa). Mentre la ragazzina non appare mai in un ambiente scolastico.

E’ interessante come Alice Rohrwacher, pur non avendo mai avuto esperienza diretta della Calabria e dei suoi paesini e città, sia riuscita a catturare i particolari anche più piccoli delle situazioni che si sviluppano in questa terra.

Le emozioni, che proprio grazie all’attenzione ai particolari vengono esaltate, pervadono l’intero film, che riesce a trasmettere veramente ciò che Marta prova nelle varie occasioni che vive. Ci si riesce ad immergere dunque nella vita religiosa familiare e sentimentale della timida tredicenne.

Ma non solo. L’ultimo aspetto che stupisce, è che anche i sentimenti dei personaggi minori, della catechista Santa, della madre Rita e persino quelli del parroco ricevono un’attenzione e uno studio particolare che fanno in modo che le vite di tutti si intreccino tra di loro in una perfetta armonia, creando la classica atmosfera della vita non troppo frenetica della periferia di una città.

Insomma, Corpo Celeste riesce a mostrare quei classici aspetti che un film dovrebbe sempre esaltare: emozioni miste a realtà pura.

Raoul Caprioli

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