Fortapàsc, storia di un giornalista più forte della camorra

Subito dopo la consegna della targa della Città di Torino a Marco Risi è stato proiettato, martedì 13 dicembre, il suo ultimo film: Fortapàsc. Il lungometraggio del 2009 racconta la storia di Giancarlo Siani, giornalista napoletano assassinato dalla mafia.

Siani si occupa di cronaca nera nella redazione de Il Mattino nel piccolo paese di Torre Annunziata, nei dintorni di Napoli. Dopo alcuni omicidi avvenuti in paese, il giornalista inizia a investigare sui camorristi del luogo e sulle loro alleanze con altri mafiosi. Le autorità locali, primo fra tutti il sindaco, intralciano le sue indagini e tentano di convincerlo a desistere dal fare chiarezza su alcune questioni che coinvolgono anche loro.

La corruzione è onnipresente nell’apparato politico e amministrativo di Torre Annunziata e gli articoli scritti da Siani producono effetti che neanche lui si aspetta, al punto da mettere in crisi le relazioni e alleanze tra i camorristi. Il giornalista viene poi trasferito nella redazione di Napoli, ma continua a indagare su alcuni concorsi truccati per gli appalti per la ricostruzione di alcune aree devastate dal terremoto del 1980. Verrà per questo ucciso nel quartiere Vomero, proprio sotto casa sua, il 23 settembre 1985, pochi giorni dopo il suo ventiseiesimo compleanno.

Il film ha una struttura circolare: la prima scena è anche quella finale, e la voce fuori campo del protagonista esprime i suoi pensieri e lo stato d’animo pochi attimi prima di morire. Siani è dipinto come una persona normalissima, giovane, intraprendente, amante del suo lavoro e delle piccole cose, con una grande coscienza civile, ma anche fragile davanti ai problemi di cuore e impaurito quando, verso la fine dei suoi giorni, il cerchio comincia a stringersi su di lui. Fu l’istinto di “giornalista-giornalista“ di Giancarlo Siani a spingerlo ad indagare sulla camorra nonostante le conseguenze, e non si accontentò mai di essere solo un “giornalista-impiegato”, come il suo caporedattore gli aveva suggerito.

Giancarlo Siani (Libero De Rienzo) e la sua Citroën Mehari

La Citroën Mehari guidata da Libero de Rienzo, l’attore che interpreta Giancarlo Siani, è proprio quella in cui il giornalista è stato assassinato. Dopo il film l’auto è stata collocata come monumento al centro della rotonda della legalità di Napoli, nella speranza che questo simbolo sia di stimolo e speranza per il futuro.

Ci sono voluti 12 anni e alcuni pentiti per assicurare finalmente alla giustizia i responsabili del delitto attualmente ancora in carcere.

Andrea De Marchi e Petra Porta

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>